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  • Chiara Proietto

La festa di Sant’Agata, santa patrona di Catania, ieri e oggi

La festa di Sant'Agata è oggi per religiosità e folklore tra le tre feste religiose più importanti al mondo; ma la sua importanza era tale anche in passato che persino i viaggiatori del Grand Tour, come Houel, ne restarono colpiti. Eccone la storia.


Festa di Sant'Agata a Catania
Fercolo di Sant'Agata, Catania

Tutti conoscono la grandiosa Festa di Sant'Agata, siamo sicuri anche tu! Ma sai conosci davvero la sua storia? Scoprila con Tripnacria!


Dal 3 al 5 Febbraio di ogni anno, Catania si fa bella per celebrare la sua santa patrona. Tutti, ma proprio tutti i cittadini accorrono per partecipare alla solenne processione che, in tre giornate, porta per i quartieri l’imponente e sfarzoso fercolo di Sant'Agata.

Una grandissima festa, insomma, terza al mondo dopo la Settimana Santa di Siviglia e il Corpus Domini di Guzco, un misto di religiosità, tradizione, fede e grande folklore.



I primi festeggiamenti religiosi


Si pensa che le prime venerazioni risalgano all’anno 251 d.C, anno successivo al martirio di Agata, giovane vergine che preferì la morte alle lusinghe del governatore della città, Quinziano.


Ma è il 17 Agosto del 1126 che iniziano ad apparire i primi tratti di ciò che è oggi la Festa. Difatti, proprio in questa data, ritornarono a Catania le spoglie della santa - trafugate nel 1040 - per mano di due soldati, tali Gisilberto e Goselino. Si dice che quel giorno una grande festa esplose per le strade; così Catania accoglieva a braccia aperte i resti della propria povera martire. Ancora oggi il 17 Agosto si festeggia quest’avvenimento con una processione in memoria di quei fatti.


Nel 1376 viene costruito il primo busto reliquiario all'interno del quale il teschio e la cassa toracica della santa vengono trasportate per tutta la città. Tre anni dopo ecco anche il fercolo, di legno assai pregiato (oggi in argento).



La grande festa di Sant’Agata secondo Houel


Un’importantissima testimonianza circa questi pomposi festeggiamenti ci viene data nel ‘700 da Jean Houel, noto scrittore francese che, come molti artisti ai quei tempi, non seppe resistere al desiderio di partire anch'egli per il suo Grand Tour nel Mediterraneo e, in particolare, in Sicilia. Durante la sua permanenza sull'isola ebbe modo di assistere alla festa di Sant’Agata, festa che lo colpì tanto da descriverne ogni dettaglio e da dedicarle giusto “qualche riga”nel suo Viaggio in Sicilia del 1776-1779.


Dura diversi giorni, come tutte le grandi feste celebrate in Sicilia. Comincia il cinque febbraio ed è aperta da una fiera che attira molte persone a Catania. Vi si vendono stoffe, sete, galloni, cappelli, molti articoli di oreficeria, gioielleria e merceria.

Non è difficile immaginare lo scenario: ciò che Houel descrive non è altro che quello a Febbraio prende vita da secoli, con qualche piccolo cambiamento.


Oltre al numero delle giornate di festa (allora 5), infatti, ad essere mutata nel tempo è anche una delle tradizioni a quei tempi molto sentite dai cittadini, una tradizione che via via è sparita del tutto: l’antico palio di Sant’Agata.


I primi quattro giorni dei festeggiamenti, ci racconta Houel, erano molto ricchi di eventi: cortei e sfilate facevano da padrone, una processione di grossi ceri (le candelore, ancora esistenti) e, appunto, le corse dei cavalli, eventi ai quali tutta la cittadinanza e l'amministrazione partecipava con calorosa gioia.

Ad ogni corsa partecipavano dai sei agli otto cavalli sia di razza sia di qualità inferiore. A cavalcarli erano giovani ragazzi che con impeto gareggiavano per poi tornare al punto di partenza con il capo cinto da una corona di fiori e seguiti dai premi conquistati con la vittoria.


Affresco di Sant'Agata
Sant'Agata nell'arte. Opera di Bernardino Luini

Ma è durante l’ultimo giorno di festa, il quinto, che lo scrittore francese assiste alla vera e propria processione, quella sfarzosa e ricca di devozione: Houel prende parte all'uscita del grandioso fercolo di Sant'Agata d’argento massiccio dal peso di 17 quintali, portato a spalla da cento uomini.


Allo spuntare del sole le porte della Cattedrale si aprono all'improvviso e l’interno della chiesa appare splendente di luci. La folla lancia grida di gioia; prende il busto di Sant'Agata dall'altare e lo porta sotto un arco di trionfo, chiamato la Bara. Il busto, in argento e a grandezza naturale, occupa la parte interiore dell’arco, dietro si pongono le reliquie della santa.

Nel suo racconto possiamo riconoscere molte delle tradizioni ancora presenti durante queste giornate cosi importanti per tutti i catanesi. Tra queste vi è anche quella d’ “u saccu”, il tradizionale saio bianco, segno di purezza, indossato dai fedeli insieme ad un copricapo nero, “a scuzzitta”, simbolo di umiltà.

La tradizione vuole che quest’usanza del saio candido richiami alla mente la notte di quel 17 agosto 1126, quando le spoglie della martire tornarono a casa in piena notte; gli abitanti, infatti, l’avrebbero accolta ancora in pigiama e in camicia da notte per le strade di Catania.



La festa di Sant'Agata oggi


“Semu tutti devoti tutti!”: è con questi versi che i catanesi accompagnano di anno in anno la loro patrona nelle tre giornate di Febbraio, con canti agatini, fuochi d'artificio e golosissimi dolcetti, le famose Minne di Sant'Agata.



3 Febbraio


La prima giornata apre la processione con il corteo delle famose e antiche 12 candelore, o cerei, sfarzose strutture dai 400 ai 900 kg la cui origine risale al VII secolo. Queste rappresentano le corporazioni di arti e mestieri di Catania. Ricordiamo in ordine di posizione: la Candelora di Sant'Agata, il Primo Cereo Rinoti, il Cereo degli Ortofluricoltori, il Cereo dei Pescivendoli, il Cereo dei Fruttivendoli, quello dei Macellai, del Pastai, degli Alimentaristi, dei Vinaiolo, dei Fornai e Panettieri, il Cereo Villaggio Sant'Agata e, infine, il Cereo Circolo Cittadino di Sant'Agata.


La giornata si conclude con i fuochi d’artificio della “sira ‘o tri” in Piazza Duomo.


Le Candelore di Sant'Agata
L'uscita delle Candelore, Sant'Agata

4 Febbraio


Dopo la messa dell’aurora, il fercolo della Santa viene portato in giro per la parte esterna della città ripercorrendo i luoghi che ricordano il martirio. In questa giornata si svolge l’avvenimento più caratteristico di tutta la festa: ‘a chianata de’ Cappuccini, un momento durante il quale il fercolo viene trainato di corsa fino in cima alla salita verso la Chiesa di San Domenico. Alle prime luci del mattino, la santa ritorna in Cattedrale.



5 Febbraio


La seconda processione riguarda invece la parte interna della città, la Catania antica e barocca. Anche in questa giornata si assiste ad un momento simile alla salita dei Cappuccini: ‘a chianata ‘i San Giulianu. Tra canti agatini e fuochi d’artificio, Sant'Agata viene salutata.



La grandiosità e la bellezza della sfilata dei cerei e del fercolo, la grande devozione, il numero impressionante dei fedeli sono qualcosa di molto suggestivo e solenne che enfatizza all'ennesima potenza il valore e l’importanza di questa tradizione religiosa per i catanesi, tutti devoti alla loro “santuzza”.





E tu, hai mai assistito alla processione di Sant'Agata? Raccontacelo nei commenti e continua a seguirci!

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