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  • Chiara Proietto

Le Terme Cefalà Diana e l’acqua come strumento di guarigione

Le terme arabe di Cefalà Diana sono l'unico esempio di complesso termale islamico perfettamente conservato presente in Sicilia. Ti portiamo con noi a scoprirlo da vicino.


Terme Cefalà Diana
Terme arabe di Cefalà Diana

In un articolo precedente noi di Tripnacria ti abbiamo parlato dei Bagni ebraici di Ortigia e della loro storia.


Questa volta invece da Ortigia ci spostiamo a Cefalà Diana, a Palermo, per raccontarti un’altra antica storia il cui perno è il connubio tra architettura e natura. Ci riferiamo all' unico esempio di terme arabe in Sicilia non stravolte o distrutte dal dominio normanno.


Conosciute come Bagni di Cefalà Diana e datate intorno al 1100, queste terme si trovano di fronte il monte Chiarastella, su uno sperone roccioso, in prossimità di una fonte termale, e fanno parte oggi della Riserva Naturale istituita nel 1997.


Quello che vediamo è una struttura con due edifici: uno sono le terme arabe vere e proprie, l'altro un luogo dove venivano ospitati gli ammalati che attendevano di avvicinarsi al rituale di guarigione tramite le acque termali.



Terme Cefalà Diana: L’acqua della guarigione


Le terme sono suddivise in due ambienti da tre archi in mattoni rossi disposti a raggiera e posti su piccole colonne marmoree con capitelli in terracotta e motivi floreali. Ci viene facile immaginare lo sfarzo e l’eleganza che sicuramente dominava in questo posto.


Il primo ambiente è posto proprio a ridosso della fonte termale così da evitare che l'acqua, già all'interno dell'edificio, si freddasse, ma sprigionasse invece in tutto l'ambiente le sue sostanze benefiche che venivano respirate dagli ammalati.

L'acqua veniva qui raccolta in una vasca sotto un tetto di pietra forato (affinché uscisse fuori il vapore delle acque più calde) e poi passava nel secondo ambiente in una grande piscina scalinata (oggi tripartita).


Nel secondo ambiente non possiamo non notare delle nicchie ad altezza di seduta grandi a tal punto da accogliere un uomo adulto rannicchiato: queste servivano probabilmente per deporre abiti o oggetti personali oppure sedersi in tutto comfort.

L'acqua che veniva raccolta nelle terme raggiungeva i 38° C ed era ricchissima di allume.


L’abbandono e il restauro


Le terme furono sfruttate dagli arabi, dai normanni e da tutti coloro che vennero in seguito, fino ad essere rivisitate e addizionate nel '800 a locali di ristoro e stalle per i viaggiatori.


Negli anni 60 poi l'edificio venne completamente abbandonato e solo molti anni dopo partirono i lavori di restauro. Ma, ahimè, non andarono come sperato! Infatti la bonifica delle pavimentazioni ha fatto sì che la naturale fuoriuscita dell'acqua termale fosse bloccata e indirizzata verso nuove strade.


Ad oggi ci è quasi impossibile entrare alle terme e vedere l'acqua sgorgare, ma basta avere un po’ di immaginazione per rivivere il tutto.


Dulcis in fundo


È adesso, dunque, che sentiamo il fruscio dolce e leggero dello scorrere lento delle acque, il loro gocciolio, il loro tuffo nella grande piscina. Sentiamo sulla pelle il calore emanato, il vapore che respiriamo e che ci riempie le narici, quella sensazione di caldo rilassante che ammorbidisce e guarisce ogni parte del nostro corpo, una sensazione di benessere straordinaria.


Un molle dolce far niente che purtroppo ad oggi non è più possibile se non nella fantasia.



Come arrivare


Indirizzo: Strada provinciale 77 - Cefalà Diana (PA)

Orari: tutti i giorni dalle 8.30 alle 13.30. Giovedì e sabato dalle 8.30 alle 19.00

Costo: ingresso momentaneamente libero

Per Informazioni: +39 091 8291551; +39 392 4850088; +39 091 6391111




 

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